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Dai nostri calendari

Le erbe nel nostro dialetto

Gasavèla, sicoria servòia, denc ed can: le erbe dei nostri prati con i nomi di una volta.

I nomi delle erbe selvatiche come si dicono dalle nostre parti, dal calendario Le erbe selvatiche commestibili di Claudia Avonto. Il nome dell’edera viene dal calendario delle erbe velenose.

Nome italianoNome scientificoNome in dialetto
PapaveroPapaver rhoeasgasavèla, papover
Cicoria selvaticaCichorium intybussicoria servòia
ValerianellaValerianella locustasarsèt, soncino
Salvia dei pastoriSalvia pratensisbusôm, salvia selvatica
Crespigno capillareCrepis capillarisradichella
Crespino spinosoSonchus asperscarsô
Lattuga spinosaLactuca serriolalacèt
LuppoloHumulus lupuluslivertèn
OrticaUrtica dioicaaurtija
Erba medicaMedicago sativamedica
Dente di leoneTaraxacum officinaledenc ed can, pisacàn, soffione
PiattelloHypochoeris radicatacuija
PrimulaPrimula vulgarispan bianc, pan du lùv
Edera (tossica)Hedera helixbròsabosch

Le schede delle erbe

Per riconoscerle e usarle in cucina. Un consiglio di Claudia Avonto: chi non le conosce le studi in piena fioritura, fissi i luoghi dove si trovano e nella primavera successiva torni negli stessi posti per raccoglierle appena nate.

Papavero

Papaver rhoeas

In dialetto: gasavèla, papover

Cerere, dea latina delle messi e dell’agricoltura era rappresentata con una ghirlanda di papaveri detti anche rose dei prati.

In cucina

I ciuffi teneri primaverili si mangiano saltati in padella, nelle frittate, risotti ecc. Il gusto è dolce.

Cicoria selvatica

Cichorium intybus

In dialetto: sicoria servòia

Un tempo veniva coltivata per le sue radici spesse e carnose che essiccate e tostate venivano aggiunte per certe varietà di caffè per rafforzarne il sapore, il più noto era il “caffè di Prussia” che deve il suo nome a Federico il grande, fondatore della potenza prussiana.

In cucina

Buoni saltati in padella, nelle frittate. Il gusto è amaro.

Valerianella

Valerianella locusta

In dialetto: sarsèt, soncino

Il suo nome vuol dire “piccola valeriana” attribuito al botanico John Miller. Prima di allora era conosciuta come lactuca dell’agnello, forse per il fatto che compaiono proprio nel periodo della nascita degli agnelli.

In cucina

È meravigliosa in insalata, per il suo gusto molto delicato e dolce.

Salvia dei pastori

Salvia pratensis

In dialetto: busôm, salvia selvatica

Ha le foglie grandi, frastagliate di colore verde scuro, leggermente pelose come la salvia officinale. Si trova facilmente sul ciglio della strada, si riconosce per l’inconfondibile colore viola molto intenso dei suoi fiori.

In cucina

Si usano le foglie a crudo come la salvia officinale.

Crespigno capillare

Crepis capillaris

In dialetto: radichella

Crespis in greco significa “calzare” probabilmente per la foglia che ha la forma di “scarpa”.

In cucina

Le foglie giovani si mangiano sia crude in insalata che cotte, saltate in padella, nelle frittate ecc. Il gusto è dolce.

Crespino spinoso

Sonchus asper

In dialetto: scarsô

Un tempo si credeva che il latte che fuoriesce dai tagli della radice e dal fusto aumentasse la quantità di latte prodotta dalle scrofe, questo riguarda tutte le erbe appartenenti alla famiglia delle composite dal tarassaco, alla lattuga, alla cicoria selvatica.

In cucina

Le foglie tenere si possono mangiare crude in insalata oppure saltate in padella con altre erbe.

Lattuga spinosa

Lactuca serriola

In dialetto: lacèt

Le foglie sono lunghe e lanceolate con una leggera peluria sulla costa centrale nella parte esterna, se si recide la foglia dal gambo centrale ne fuoriesce un liquido lattiginoso simile al latte, questa è una caratteristica per tutti tipi di lattuga.

In cucina

Si mangiano crude in insalata oppure cotte con burro e salvia, nelle frittate.

Luppolo

Humulus lupulus

In dialetto: livertèn

Il luppolo è stato usato sin dal medioevo per schiarire, conservare ed insaporire la birra, in passato imbottivano i cuscini con il luppolo ed erano consigliati per vincere la tensione nervosa.

In cucina

Sono ottimi cotti con burro e parmigiano.

Ortica

Urtica dioica

In dialetto: aurtija

Anticamente veniva usata per ricavarne tessuti, cibo e medicinali, le ossa di un danese dell’età del bronzo sono state trovate avvolte in un tessuto fatto di fusti di ortica.

In cucina

Le punte e le foglie tenere, vengono utilizzate in innumerevoli modi, per frittate, zuppe, nei ripieni, nella pasta o nei gnocchi dandogli un bel colore verde.

Erba medica

Medicago sativa

In dialetto: medica

L’erba medica ha la rara capacità di fissare l’azoto, oltre ad arricchire il suolo è anche un foraggio di alta qualità dato che i suoi semi e germogli sono ricchi di vitamine e proteine.

In cucina

Le punte tenere si usano in insalata crude, oppure cotte con altre erbe per frittate, condite con burro e parmigiano ecc.

Dente di leone

Taraxacum officinale

In dialetto: denc ed can, pisacàn, soffione

Un tempo le bevande ed i brodi ottenuti con il tarassaco erano consigliati per una gran varietà di mali. Le foglie hanno un alto contenuto di vitamine A e C.

In cucina

Si raccolgono le foglie, i fiori ed i boccioli, il gusto è amarognolo, si mangiano sia crudi che saltati in padella.

Piattello

Hypochoeris radicata

In dialetto: cuija

Il suo nome hypochoeris deriva da due parole greche hypo che significa “sotto” e choiros “maiale” perché si diceva che i maiali ne apprezzavano le radici.

In cucina

Buona scottata in padella con burro e parmigiano o abbinata ad altre erbe per frittate risotti ecc.