I calendari de La bricula
Ogni anno La bricula prepara un calendario dedicato a un tema del nostro territorio, che arriva ai lettori come supplemento al Giornalino. Qui puoi sfogliare i calendari anno per anno e leggere i testi più curiosi.
I calendari, anno per anno
Scegli un anno: la pagina scende al calendario che ti interessa.
Calendario 2014
Cortiglione a scuola
La scuola del paese e le leggende degli alberi e degli arbusti di Natale.
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Calendario 2015
Famiglie di Cortiglione
Le famiglie del paese e come si legge e si scrive il nostro dialetto.
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Calendario 2016
Cortiglione
Il paese e un piccolo vocabolario delle parole della cucina.
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Calendario 2017
Cortiglione, uno sguardo al passato
Il paese di una volta.
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Calendario 2020
Artisti di Cortiglione
Le opere di artisti del paese e un proverbio in dialetto per ogni mese.
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Calendario 2021
Gli alberi centenari
Gli alberi più vecchi del territorio, filastrocche in dialetto e il sentiero dei gelsi.
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Calendario 2022
Chiesette, cappellette, edicole e piloni votivi
La devozione religiosa nel territorio di Cortiglione, con due percorsi a piedi.
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Calendario 2023
I fossili di Cortiglione
Le conchiglie fossili del geosito della Crociera, un mare tropicale di milioni di anni fa.
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Calendario 2024
Le erbe selvatiche commestibili
Le erbe della torta verde, con i nomi in dialetto e la ricetta.
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Calendario 2025
Le erbe selvatiche velenose
Le erbe da non raccogliere: come riconoscerle e le loro storie.
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Calendario 2026
Le erbe aromatiche
Le erbe della cucina e dell’orto, con le ricette di Claudia Avonto.
Vai al calendario ↓Cortiglione a scuola
Il calendario 2014 è dedicato alla scuola di Cortiglione ed è stato distribuito come supplemento al n. 4 del 2013 de La bricula. L’ultima facciata ospita il testo di Mariuccia Guercio Alberi e arbusti del periodo natalizio: simboli, leggende e miti legati al vischio, all’agrifoglio, all’alloro, all’abete e al ceppo che bruciava nel camino da Natale all’Epifania.
Di questo calendario sono disponibili per ora la copertina e i testi. Le pagine dei mesi verranno aggiunte appena possibile.
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Famiglie di Cortiglione
Il calendario 2015 è dedicato alle famiglie di Cortiglione ed è stato distribuito come supplemento al n. 4 del 2014 de La bricula. L’ultima facciata spiega come si legge e si scrive il nostro dialetto: un dialetto monferrino, diverso dal piemontese di Torino nella grafia, nelle parole e nella pronuncia. La guida aggiorna quella pubblicata nel n. 2 del Giornalino, il 30 novembre 2005.
Di questo calendario sono disponibili per ora la copertina e i testi. Le pagine dei mesi verranno aggiunte appena possibile.
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Cortiglione
Il calendario 2016 è dedicato a Cortiglione ed è stato distribuito come supplemento al n. 4 del 2015 de La bricula. L’ultima facciata raccoglie un vocabolario in cucina: dall’abbrustolire al trifolare, il significato delle parole che si trovano nelle ricette.
Di questo calendario sono disponibili per ora la copertina e i testi. Le pagine dei mesi verranno aggiunte appena possibile.
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Cortiglione, uno sguardo al passato
Il calendario 2017 è dedicato a Cortiglione e al suo passato. In copertina il paese visto dall’alto.
Di questo calendario è disponibile per ora solo la copertina. Le altre pagine verranno aggiunte appena possibile.
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Artisti di Cortiglione
Il calendario 2020 raccoglie le opere di artisti di Cortiglione: dipinti, sculture, smalti, sbalzi su rame e mosaici. In copertina l’affresco di Franco Masotto con San Guido, protettore della diocesi, sulla facciata della chiesa parrocchiale.
Ogni mese è accompagnato da un proverbio in dialetto con la traduzione in italiano. I proverbi sono raccolti anche nella pagina Proverbi e detti in dialetto, le curiosità nella pagina Notizie curiose. La pagina di febbraio non è tra i file del calendario.
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Gli artisti e le opere
| Mese | Artista e opera | Tecnica e misure |
|---|---|---|
| Gennaio | Cesarina Carosio, La vecchia casa del trebbiatore Umberto Brondolo | Olio su cartone telato, 40x50 cm |
| Marzo | Simone Meneghello, Luoghi mentali-costrizioni S04 | Cemento armato, gesso, ferro, 14x14x18 cm |
| Aprile | Giuse Giolito Balestrino, Il mio amico | Olio a velature su tavola, 40x50 cm |
| Maggio | Silvana Bigatti, Ramo di glicine fiorito | Acrilico su tela, 30x40 cm |
| Giugno | Daniela Solive, And Now | Olio su tela, 100x100 cm |
| Luglio | Marisa Ravera Iguera, Chiacchiericci sul far della sera | Olio su tela, 70x90 cm |
| Agosto | Claudia Avonto Banchini, Lo zoo di pietra | Smalto su pietra di fiume, 20x36x12 cm |
| Settembre | Rita Aratano, Il pavone | Sbalzo su lastra di rame, 29x22 cm |
| Ottobre | Piera Adorno Brondolo, Mio nonno | Olio su tela, 80x60 cm |
| Novembre | Mariuccia Guercio, Frutta e fiori | Smalto su vassoio in ceramica, 17x30 cm |
| Dicembre | Linda Pavese, Cesto con frutta | Mosaico, 60x60 cm |
Gli alberi centenari
Il calendario 2021 è dedicato agli alberi centenari di Cortiglione ed è stato distribuito come supplemento al n. 4 del 2020 de La bricula. In copertina il pioppo tremulo ’d Custantén, in frazione Ratti (Cà ’d Ròt), accompagnato da un pensiero di Victor Hugo:
Fate come gli alberi: cambiate le foglie, ma conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee, ma conservate i vostri princìpi.
Le pagine interne raccolgono le filastrocche di origine celtica raccontate da Franco Laiolo, la filastrocca della berretta in dialetto con la traduzione italiana, dalle testimonianze orali di Rosanna e Franco Bigliani, e le analogie tra culture contadine di Giovanni Gallo, con la ballata cinese Il sentiero dei gelsi.
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Chiesette, cappellette, edicole e piloni votivi
Il calendario 2022 è dedicato alla devozione religiosa nel territorio di Cortiglione: chiesette, cappellette, edicole e piloni votivi, con le date, le dediche e le epigrafi. Le pagine interne propongono due percorsi a piedi, A e B, con la mappa per raggiungerli, e la storia della chiesetta della Madonnina raccontata da Mariangiola Fiore. In fondo alla galleria c’è anche la mappa dei percorsi in grande formato.
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I luoghi del calendario
- Copertina. Chiesetta della Madonnina dedicata alla Beata Vergine della Natività. In località Rivèli, anno 1814.
- Gennaio. Pilone dedicato a San Giovanni Bosco. Piazza Vittorio Emanuele II, anno 1984.
Epigrafe: A San Giovanni Bosco / santo dei colli nostri / onde aiutar possa / i figli nostri - Febbraio. Pilone votivo dedicato all’Immacolata Concezione. Bivio di via Rio Anitra con strada provinciale Isola-Redabue, anno 1970 circa.
- Marzo. Pilone dedicato a San Giuseppe (patrono della buona morte) ed edicola votiva dedicata alla Madonna del Rosario. Il pilone è stato eretto nel 1982 in luogo della preesistente edicola. L’edicola, detta Caplëtta ‘d Carlundrea, era preesistente all’attuale pilone in via Roma angolo via Pozzo.
- Aprile. Pilone dedicato alla Madonna. Collocato all’accesso della Cà ‘d il Culunél in frazione Coperte, 1937 circa, costruito da Colonnello Reyneri e Lorenzo Becuti.
- Maggio. Cappelletta votiva ora dedicata a Maria Ausiliatrice, in origine alla Madonna del Carmine. Frazione Brondoli, ex voto per cessazione epidemia bovina; anno 1870 circa.
- Giugno. Pilone votivo dedicato alla Beata Vergine Maria delle Grazie. Via Crose, 1950 circa.
Epigrafe: Donna se’ tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia ed a te non ricorre, / sua disïanza vuol volar sanz’ali. (Dante, Paradiso, canto XXXIII, 13-15) - Luglio. Chiesetta di San Bovo, attualmente Nostra Signora della Neve. Copatrona della frazione Bricco Fiore. Anno 1878.
- Agosto. Chiesetta di San Rocco fuori le mura. Frazione San Rocco-Peso. Già censita nel Catasto Ricci 1750.
- Settembre. Cappelletta votiva della Crociera dedicata a Maria Ausiliatrice e/o alla Madonna della Salve. I pareri sulla dedica sono discordi. Anno 1928.
Epigrafe: Chi vuol grazia, ed a te non ricorre, / sua disïanza vuol volar sanz’ali. (Dante, Paradiso, canto XXXIII, 14-15) - Ottobre. Edicola in frazione Serra dedicata alla Madonna del Rosario. Anno 1954.
Epigrafi: Ricordo di padre Samuele Bosio che fece riedificare la cappella; in honorem B. Maria V. S.Rosari; cappella costruita per grazia ricevuta da Alloero Ferdinando (1841-1909), donata dagli eredi, ampliata e abbellita dai fedeli; a perenne ricordo di Biglia Ernesto (1863-1920) che dell’antica cappella fu il costruttore; questa edicola della Madonna è affidata alla fede ed alla educazione dei passanti; in memoria di Marino Giovanni che donò il terreno per la costruzione di questa cappella. - Novembre. Chiesetta dedicata a San Martino. Corte della cascina di San Martino. Già censita nel Catasto Ricci 1750.
- Dicembre. Edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine. Costruita da Ilario Drago nel 1972, in regione Crocetta-Tre Vescovi, su un preesistente pilone.
Per saperne di più
Molti dei luoghi del calendario sono stati raccontati negli articoli del Giornalino. Per ognuno trovi l’anno, il numero e la pagina; i numeri del Giornalino si possono scaricare dall’Archivio.
- Chiesetta della Madonnina (copertina). La Madonnina di Cortiglione, 2018, n. 44, p. 25.
- Caplëtta ’d Carlundrea (marzo). La caplëtta ’d Carlundrea, 2008, n. 10, p. 9.
- Cappelletta dei Brondoli (maggio). La cappelletta dei Brondoli, 2007, n. 6, p. 5.
- Chiesetta di San Bovo, Nostra Signora della Neve, a Bricco Fiore (luglio). La chiesetta di Briccofiore (Nostra Signora della Neve), 2006, n. 4, p. 28; Chi è Sant’Eurosia, 2010, n. 14, p. 8; San Bovo. Una festa contadina traccia di antichissime culture, di Mariuccia Guercio, 2012, n. 21, p. 29.
- Chiesetta di San Rocco (agosto). La cappella sul peso. San Rocco, 2010, n. 15, p. 32.
- Cappelletta della Crociera (settembre). Un ex voto importante. La cappelletta della Crociera, 2008, n. 9, p. 23.
- Edicola in frazione Serra (ottobre). 50° anniversario di costruzione della cappelletta in frazione Serra, 2005, n. 1, p. 8.
- Altre chiese del paese. La chiesa dei Battuti, 2019, n. 47, p. 3; La confraternita dei Disciplinati, 2019, n. 47, p. 5; La Chiesa a Corticelle, 1. La storia, 2017, n. 41, p. 21; La Chiesa a Corticelle, 2, 2017, n. 42, p. 17; La Chiesa a Corticelle, 3, 2018, n. 43, p. 14.
I fossili di Cortiglione
Il calendario 2023 è dedicato ai fossili trovati a Cortiglione: conchiglie di molluschi che vivevano nel mare che, circa 3 milioni di anni fa, copriva le nostre colline. Ogni mese presenta un fossile fotografato, con la sua storia. I testi sono a cura di Nico Banchini.
Il geosito di Cortiglione
Il geosito di Cortiglione nasce in seguito ai lavori di scavo nella cava in località Crociera che iniziarono nel 2004. Durante le fasi finali dell’attività di cava, il personale scientifico dell’Ente Gestione Aree Protette Astigiane ha riscontrato l’opportunità di salvaguardare una sezione con uno strato fossilifero ricchissimo.
Tra le parti visibili salvaguardate, risulta di notevole interesse l’incontro tra la formazione delle Sabbie di Asti e quella delle argille azzurre. Altre parti degne di nota sono le due evidenti stratificazioni fossilifere: una costituita dalla paleocomunità ad Isognomon Maxillatus, mentre l’altra, più in basso, da quella a Glycymeris Insubrica.
Le pagine stampate di questo calendario non sono ancora disponibili: per ora trovi le foto dei fossili scelte per i mesi, con i testi. Le pagine verranno aggiunte appena possibile.
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I fossili del calendario
Ostrea edulis
L’Ostrea edulis è un mollusco bivalve della famiglia delle Ostreidae che vive nei bassi fondali marini lungo le coste, nutrendosi di fitoplancton tramite la filtrazione dell’acqua marina.
È l’antenata delle ostriche attuali che, nonostante i milioni di anni passati, è sopravvissuta come specie fino ai giorni nostri. Bisogna però constatare che non sono rimaste uguali: quelle odierne hanno dimensioni notevolmente ridotte rispetto alle loro controparti più antiche, perché il mare di circa 3 mln di anni fa era di tipo tropicale, con molte risorse e di conseguenza con animali di grandi dimensioni.
Questi in foto sono tre esemplari diversi fusi insieme in un agglomerato: bisogna sapere che generalmente solo l’8% delle specie animali diviene fossile, il restante semplicemente si decompone oppure si demineralizza nella sua parte più dura, il guscio; questi minerali, tuttavia, non scompaiono, ma vanno a calcificare le sabbie circostanti e nel caso siano presenti altri fossili, vengono inglobati e fusi in un agglomerato.
Buccinulum corneum
Il Buccinulum corneum è un gasteropode della famiglia delle Buccinidae, specie sopravvissuta fino ai giorni nostri. Oggi, esattamente come 3 mln di anni fa, è molto comune ritrovarla su substrati rocciosi da pochi cm di profondità fino a 20-30 m. Il B. corneum, come la maggior parte dei gasteropodi, è simile ad una chiocciola di terra che, aderendo sopra alle superfici, si sposta alla ricerca di cibo. In questo caso si tratta di un animale carnivoro che si ciba di molluschi bivalvi, grazie ad una tecnica che prevede l’apertura delle valve tramite la trazione costante di una sua appendice specifica, il piede.
L’esemplare in foto ha una storia di ritrovamento particolare: alle volte, quando si rinvengono resti di grandi bivalvi, come quelli del genere Glycymeris, l’interno delle valve risulta completamente ricolmo di sabbia e resti fossili minori conglomerati. Quando è possibile, si tenta la pulizia cercando di preservare sia il fossile "contenitore" che i resti "contenuti": in questo caso la sorpresa è stata a dir poco incredibile, visto il perfetto stato di conservazione.
Anadara diluvii
L’anadara diluvii è una specie estinta di bivalve della famiglia delle Arcidae che visse nel mare mediterraneo tra il miocene (23 mln di anni fa) ed il quaternario, estinguendosi a causa del forte abbassamento delle temperature iniziato durante il pliocene (2.5 mln di anni fa).
Viene ritrovata principalmente nelle "argille azzurre" ed è facilmente riconoscibile dalla sua forma. Il suo nome significa "arca del diluvio" per la somiglianza con l’imbarcazione del famoso mito di Noè, facendo inoltre riferimento alla catastrofica alluvione avvenuta nello Zancleniano (5.33 mln di anni fa). Il mar Mediterraneo per milioni di anni era rimasto asciutto a causa dello scontro tra la placca africana e quella europea, provocando la chiusura dello stretto di Gibilterra: quel periodo venne chiamato "ciclo evaporitico del Messiniano" (7.2 - 5.33 mln di anni fa).
La riapertura dello stretto avvenuta, appunto, nello Zancleniano, causò il riempimento del bacino del Mediterraneo in un arco di tempo che andò ipoteticamente dai 2 mesi ai 2 anni, provocando una catastrofe tale da spazzare via la fauna e la flora che in milioni di anni avevano riabitato il bacino. Il maggior numero di ritrovamenti di Anadara diluvii viene datato dopo questo evento.
Nototeredo norvegica
Il Nototeredo norvegica è un mollusco della famiglia delle Teredinidae sopravvissuto fino ai giorni nostri, viene soprannominato anche "termite di mare" o "verme delle navi" poiché, essendo un animale xilofago, si nutre del legno che cade o che viene messo in mare. Un tempo era considerato una vera piaga per la funzionalità delle imbarcazioni, in quanto arrivava a comprometterne lo scafo; tuttavia le odierne vernici riescono a proteggere efficacemente da tale pericolo.
Gli esemplari in foto li vediamo intenti a divorare un tronco, di cui ne è rimasta la sezione fossile, che probabilmente era caduto in mare in conseguenza ad eventi climatici. Il moto ondoso, alle volte, causa il seppellimento dei residui organici inerti ed in questo caso, il N. norvegica, è rimasto bloccato sotto le sabbie che lo hanno poi portato al processo di fossilizzazione insieme all’albero di cui si stava nutrendo.
Dentalium sexangulum
Il Dentalium sexangulum è una specie estinta di mollusco scafopode della famiglia delle Dentaliidae, vissuta per circa 20 mln di anni fino alle glaciazioni iniziate al termine del pliocene (2.55 mln di anni fa). Il suo nome significa "zanna esagonale" a causa della sua tipica forma.
Viene ritrovato comunemente nelle "argille azzurre", un tipo particolare di sedimento marino depositatosi nel corso di milioni di anni nelle parti più profonde del mare (60 - 200 m). Questa argilla è particolarmente compatta ed impermeabile, il suo colore diviene di un azzurro intenso se bagnata. Storicamente viene utilizzata per la creazione di tipiche ceramiche come a Faenza, dove si trovano i "calanchi delle argille azzurre", già descritti da Leonardo da Vinci.
Il D. sexangulum viveva all’interno di queste argille insieme ad una grande quantità di altri molluschi, soprattutto gasteropodi e scafopodi. Osservando i dentalidi moderni si deduce che anch’esso fosse solito sotterrarsi a pochi cm di profondità, facendo emergere il suo apparato boccale formato da centinaia di piccolissimi tentacoli chiamati captacula, con i quali catturava i microrganismi di cui si nutriva.
Glycymeris bimaculata
Il Glycymeris bimaculata è un mollusco bivalve della famiglia delle Glycymerididae. la specie è sopravvissuta fino ai giorni nostri nonostante si sia estinta a livello locale a causa del repentino raffreddamento e della diminuzione della profondità del golfo padano al termine del pliocene (2.55 mln di anni fa). Oggi la si può trovare con facilità in tutto il mar Mediterraneo, soprattutto nell’Adriatico; può vivere anche a profondità superiori di 150 m e predilige, come i suoi antenati, i fondali sabbiosi. Recenti studi sulle comunità dell’Adriatico hanno stimato che possa raggiungere l’età di 57 anni.
Come si può intuire dall’esemplare in foto, si tratta di bivalvi di enormi dimensioni; i ritrovamenti fatti a Cortiglione sono stati straordinari, portando alla scoperta di esemplari tra i più grandi mai rinvenuti al mondo.
Turritella vermicularis
La turritella vermicularis è una specie estinta di gasteropode della famiglia delle Turritellidae vissuta tra il miocene (23 mln di anni fa) e la fine del pliocene (2.55 mln di anni fa). Il suo nome significa "Piccola torre vermicolare" a causa della sua peculiare forma. Era solita vivere nei fondali sabbiosi nutrendosi tramite la filtrazione dell’acqua marina.
Molti studi sulla paleontologia e sulla classificazione dei fossili furono fatti già a partire dall’800 e molti di questi proprio in italia; uno in particolare ci riguarda da vicino, in quanto la T. vermicularis, insieme a molte altre specie, rientra nel "Catalogo dei molluschi pliocenici" scritto da Luigi (Aloisyus) Bigliani alla fine dell’800. Luigi Bigliani era un padre scolopio, ma fu anche un grande studioso e ricercatore in svariati campi, dall’entomologia, alla geologia, fino alla paleontologia. Essendo originario di Cortiglione e possedendo una mente così eclettica, non poté far a meno di rimanere affascinato dall’ammontare di reperti fossili che erano presenti in zona; per questo scrisse un catalogo, dove, per ciascun fossile, oltre a riconoscerne la specie, scriveva appunti ed annotazioni sulle caratteristiche e sul ritrovamento. Nel caso della T. vermicularis ne descrive ritrovamenti abbondanti, anche se frammentari, sia nelle sabbie gialle (Astiane) che in quelle turchine (argille azzurre).
Bolma rugosa
La Bolma rugosa è un gasteropode della famiglia delle Turbinidae sopravvissuto fino ai giorni nostri, il suo nome significa "trottola rugosa". Oggi, come nel pliocene, è comune ritrovarla su substrati rocciosi ad una profondità compresa tra i 3 m ed i 30 m; si tratta di un animale fitofago che si nutre solitamente delle parti più tenere delle alghe e che possiamo grossolanamente paragonare alle nostre chiocciole di terra.
Una particolarità di questo mollusco è quella di possedere un bellissimo opercolo corneo, la cui funzione è quella di sigillare l’apertura della conchiglia quando l’animale vi si ritira; oggi questi opercoli vengono utilizzati come preziosi gioielli chiamati anche "occhi di Santa Lucia". Vengono spesso ritrovati in riva al mare poiché, una volta morto l’animale, questi si distaccano dalla conchiglia per poi essere trasportati dalle correnti verso terra. Alcuni di questi opercoli sono stati ritrovati fossilizzati.
Serpulorbis arenaria
Il serpulorbis arenaria è un gasteropode della famiglia delle Vermetidae sopravvissuto fino ai giorni nostri. Si tratta di un mollusco molto particolare con un guscio tubolare irregolare che si forma a seconda dell’ambiente circostante. In questo caso è di tipo roccioso, ma vi sono circostanze in cui si forma anche su gusci di altri molluschi. Si tratta di un animale sedentario che si accresce nel corso degli anni e si nutre di particelle in sospensione con una tecnica di alimentazione particolare: per catturare le particelle animali e vegetali di cui ha bisogno tesse una sorta di ragnatela a base di muco con cui circonda l’ingresso della conchiglia dove si trova il suo apparato boccale .
Questo in foto è il chiaro esempio di fossilizzazione indiretta, in pratica si parla del calco interno della conchiglia, formato da sedimenti sabbiosi calcificati. La conchiglia originale è andata persa probabilmente a causa di agenti chimici o meccanici che nel corso di milioni di anni sono intervenuti su di essa.
Come ultimo aneddoto, voglio parlare del suo ritrovamento che non è avvenuto nella cava di Cortiglione, ma nel vicino sentiero di Sanguinenti, dove un tempo scorreva un piccolo rigagnolo alla base della collina. Grazie alla presenza di questo piccolo corso d’acqua ed al passare del tempo, è emerso questo bellissimo agglomerato che possiamo vedere in foto.
Venus foliaceolamellosa
La Venus foliaceolamellosa è un bivalve della famiglia delle Veneridae sopravvissuto fino ai giorni nostri. Si tratta di un mollusco che oggi, come nel pliocene, vive nei bassi fondali sabbiosi, nutrendosi tramite la filtrazione dell’acqua marina.
Il nome "Venus" fa riferimento a Venere, la dea dell’eros, della bellezza e della fecondità che nacque dal mare. La conchiglia, simbolicamente a lei legata nell’arte e nella letteratura, possiede le stesse accezioni. Per gli antichi romani divenne sinonimo di vita, fertilità e sessualità: il termine "pecten" veniva utilizzato sia per descrivere la conchiglia, sia per riferirsi ai genitali femminili. Con il cristianesimo alla simbologia si aggiunge il concetto di rinascita e purificazione: molte fonti battesimali vengono create a forma di conchiglia, mentre è tradizione per i pellegrini bere da una conchiglia come a rappresentare una catarsi spirituale.
La venus foliaceolamellosa, come le altre Veneridae, possiede tratti particolarmente armoniosi e privi di asperità, per questo motivo si decise di rendere il riferimento alla dea il più diretto possibile.
Lutraria lutraria
La Lutraria lutraria è un bivalve della famiglia delle Mactridae sopravvissuto fino ai giorni nostri. Si tratta di un mollusco di grandi dimensioni che oggi, come nel pliocene, si sotterra nei fondali sabbiosi. Come molte altre specie di bivalvi, si nutre tramite la filtrazione delle acque marine. Oggi la pesca a strascico crea gravi danni a questa specie, distruggendo i sifoni del mollusco durante la raschiatura del fondale.
La L. lutraria è un tipico ritrovamento delle "sabbie di Asti", termine che viene utilizzato fin dalla metà dell’ ’800 dai paleontologi per descrivere la particolare facies (stratificazione) astigiana ricca di macrofossili sia dispersi nel sedimento, che concentrati in livelli di spessore anche metrico. Si tratta di sabbie giallastre di tipo quarzoso-feldspatico in cui, oltre alla forte presenza fossilifera, sono presenti noduli di arenaria formatisi dalla decalcificazione dei fossili.
Queste sono le sabbie dove nascono e crescono i prodotti tipici delle nostre terre, le cui caratteristiche sono tali non solo per la tradizione con cui vengono coltivati, ma anche per la terra unica in cui crescono.
Macrochlamys latissima
La macrochlamys latissima è un bivalve estinto della famiglia delle Pectinidae. Si tratta di uno dei pettini più grandi mai esistiti che, come la maggior parte dei bivalvi, viveva nei fondali sabbiosi nutrendosi tramite la filtrazione delle acque marine.
Questo mollusco è un fossile rappresentativo della grande estinzione che colpì numerose specie animali verso la fine del pliocene (2.55 mln di anni fa). Il passaggio dal periodo pliocenico al pleistocenico (il più recente) è dovuto alle grandi glaciazioni che raffreddarono considerevolmente il clima globale. Una conseguenza diretta fu l’abbassamento del livello dei mari, poiché una grande quantità d’acqua rimase immobilizzata nei continenti sotto forma di ghiaccio. Il freddo e l’abbassamento del livello marino portarono alcune specie a ridursi di dimensione, mentre altre ad estinguersi; la M. latissima, purtroppo, fu una di queste ultime.
A cura di Nico Banchini.
Bibliografia
- P. Damarco, La formazione di un territorio: storia geo-paleontologica dell’Astigiano. Ente Parchi e Riserve Naturali Astigiani. Dicembre 2009
- B. Sabelli, Conchiglie: caratteristiche ed ambienti di vita dei molluschi. Arnoldo Mondadori Editore. Maggio 1995
- I. Simonelli, Uno scienziato e Scolopio da Cortiglione a Carcare. L. Editrice. Settembre 2020
- Luigi (Aloysius) Bigliani, Catalogo dei molluschi pliocenici dei dintorni di Cortiglione (Monferrato). (PRIMI ANNI DEL ’900)
Le erbe selvatiche commestibili
Il calendario delle erbe selvatiche nasce dal quaderno in cui Claudia Avonto ha disegnato e descritto le erbe che si raccolgono in primavera dalle nostre parti, tra Cortiglione, Vinchio, Vaglio Serra e dintorni, per preparare la torta verde, in piemontese turta verda. Ogni mese presenta una pianta con il suo nome in dialetto, una curiosità e il modo di usarla in cucina.
La ricetta della torta verde è nella pagina Ricette della tradizione, le schede delle piante con i nomi in dialetto nella pagina Le erbe nel nostro dialetto.
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Le erbe selvatiche velenose
Dopo il calendario delle erbe commestibili, La bricula ha dedicato il calendario 2025 alle erbe selvatiche tossiche o velenose. Il territorio intorno a noi si sta “rinaturalizzando” e cresce l’interesse per le erbe da raccogliere: per questo è importante saper riconoscere anche quelle pericolose.
Anche se non sono frequenti in natura, esistono e non bisogna avvicinarsi con superficialità alla loro raccolta ma, come per i funghi, bisogna affidarsi ad un esperto.
Le tavole sono di Claudia Avonto. Le curiosità di ogni pianta sono raccolte anche nella pagina Notizie curiose.
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Le erbe aromatiche
Il calendario 2026 è dedicato alle erbe aromatiche: piante dal profumo intenso, belle da vedere, usate da millenni in cucina e per la salute. Ogni mese presenta una pianta disegnata da Claudia Avonto, con il nome scientifico e il modo di usarla in cucina. In copertina lo zafferano (Crocus sativus).
La seconda facciata introduce le erbe aromatiche e propone alcune ricette, a partire dalla zuppa di zafferano di Claudia Avonto. Il calendario è distribuito come supplemento al n. 4 del 2025 de La bricula.
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Dai nostri calendari
I testi più curiosi dei calendari, raccolti per argomento.