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Dai nostri calendari

Notizie curiose

Piccole storie e curiosità raccolte nei calendari de La bricula: dal tempo di una volta alle piante dei nostri prati.

Dal calendario 2020

A cura di Rosanna Bigliani, dal calendario Artisti di Cortiglione.

Erba guardacasa

Per scongiurare i temporali si metteva l’erba guardacasa: pianta grassa sempreviva. L’aveva imposta Carlo Magno come difesa contro i fulmini. (Luciano Gibelli)

Ore antiche per i monaci

Mattutinodalle 3.00 alle 4.00
Prima oralevar del sole, ore 6.00
Laudialba, dalle 7.00 alle 8.00
Terzaore 9.00
Sestamezzodì, ore 12.00
Nonametà pomeriggio, ore 15.00
Vesperotramonto, ore 18.00
Compietaprima del riposo, ore 20.00

Il tempo

Non vediamo i tuoi passi felpati
Ma ci incalzi
Ed a lasciarci informe polvere
Già il piede alzi
(Bruno Fattori)

Tempo matto

Cronache di bizzarrie meteo.

22 giugno 1720freddo e abito pesante
14 luglio 1715molta neve in val di Lanzo
11 agosto 1682grandine alta un palmo a Moncalieri
23 novembre 1715autunno bellissimo e caldo
21 dicembre 1682da dicembre a marzo 1683 né pioggia né neve. Grave carestia
21 dicembre 1712gran freddo con gran moria di bestiame
18 aprile 1713gran freddo, ghiaccio e neve
1 maggio 1714neve. Gran danno alle foglie dei moroni
14 aprile 1714vento che a memoria d’uomo non s’era mai visto

Cannone antigrandine

Il primo esperimento con il cannone antigrandine in Valtiglione, a Montegrosso il 1° giugno 1899.

A Cortiglione fu costituito un consorzio per i tiri contro la grandine, anno 1899, presidente Candido Bigliani, cofinanziatrice la marchesa Delfina Gavotti Sillano.

Le erbe velenose e le loro storie

Dal calendario 2025, Le erbe selvatiche velenose.

  • Edera (Hedera helix). L’estratto di foglie è considerato un rimedio nelle affezioni delle vie respiratorie come bronchiti croniche, tracheiti e laringiti.
  • Stella di Betlemme (Ornithogalum umbellatum). Anche se tossica, è uno dei rimedi elencati ne “I fiori di Bach”, opera che il medico omeopata inglese pubblicò nel 1930, in cui così è descritta: “per coloro che si trovano in uno stato di grande angoscia a causa di situazioni che hanno provocato tanta infelicità e rifiutano il conforto degli altri”.
  • Erba mora (Solanum nigrum). Nell’antichità era uno dei componenti dell’unguento populeo, consigliato per uso esterno per le periartriti. Insieme ad altre erbe veniva usata per addormentare i pazienti durante gli interventi chirurgici.
  • Ebbio, falso sambuco (Sambucus ebulus). Il nome generico Sambucus potrebbe derivare da uno strumento musicale a fiato, in latino noto come Sambuca.
  • Belladonna (Atropa belladonna). Sembra che il sabba delle streghe sia il risultato dell’uso rituale di Belladonna, che provoca anche una sensazione di levitazione (le streghe volano!).
  • Falso prezzemolo (Aethusa cynapium). Il nome generico è una parola greca che significa “bruciante”, poiché quando masticata irrita fortemente le mucose ed il palato determinando una sensazione di bruciore.
  • Colchico (Colchicum autumnale). Il suo nome specifico deriva da “Colchide” antica regione del Mar Nero dove la pianta era particolarmente abbondante.
  • Cicuta maggiore (Conium maculatum). Il filosofo greco Socrate e lo scrittore romano Seneca posero fine alla loro vita con la cicuta.
  • Mercorella canina (Mercurialis perennis). Secondo una tradizione popolare la presenza di mercuriale sotto le viti fa andare a male il vino.
  • Euforbia (Euphorbia peplus). In Africa piante della stessa famiglia vengono usate per avvelenare le punte delle frecce.
  • Vite bianca (Bryonia dioica). Il nome specifico “Dioica” (con due case) si riferisce al fatto che i fiori maschili e femminili sono portati da due individui diversi.
  • Digitale (Digitalis purpurea). Digitale purpurea è un poemetto di Giovanni Pascoli composto nel 1898 e dedicato alla sorella Maria.
  • La belladonna veniva utilizzata dalle dame durante il Rinascimento: le foglie venivano macerate per ottenere un composto che potesse essere utilizzato come “prodotto di bellezza” per rendere lo sguardo lucido e dilatare la pupilla così da dimostrarsi più seducenti.
  • La cicuta nell’antica Grecia era usata per assegnare la pena capitale ai condannati ed è passata alla storia per aver cagionato nel 399 a.C. la morte del filosofo greco Socrate.

Le erbe selvatiche e le loro storie

Dal calendario 2024, Le erbe selvatiche commestibili.

  • Papavero (Papaver rhoeas). Cerere, dea latina delle messi e dell’agricoltura era rappresentata con una ghirlanda di papaveri detti anche rose dei prati.
  • Cicoria selvatica (Cichorium intybus). Un tempo veniva coltivata per le sue radici spesse e carnose che essiccate e tostate venivano aggiunte per certe varietà di caffè per rafforzarne il sapore, il più noto era il “caffè di Prussia” che deve il suo nome a Federico il grande, fondatore della potenza prussiana.
  • Valerianella (Valerianella locusta). Il suo nome vuol dire “piccola valeriana” attribuito al botanico John Miller. Prima di allora era conosciuta come lactuca dell’agnello, forse per il fatto che compaiono proprio nel periodo della nascita degli agnelli.
  • Salvia dei pastori (Salvia pratensis). Ha le foglie grandi, frastagliate di colore verde scuro, leggermente pelose come la salvia officinale. Si trova facilmente sul ciglio della strada, si riconosce per l’inconfondibile colore viola molto intenso dei suoi fiori.
  • Crespigno capillare (Crepis capillaris). Crespis in greco significa “calzare” probabilmente per la foglia che ha la forma di “scarpa”.
  • Crespino spinoso (Sonchus asper). Un tempo si credeva che il latte che fuoriesce dai tagli della radice e dal fusto aumentasse la quantità di latte prodotta dalle scrofe, questo riguarda tutte le erbe appartenenti alla famiglia delle composite dal tarassaco, alla lattuga, alla cicoria selvatica.
  • Lattuga spinosa (Lactuca serriola). Le foglie sono lunghe e lanceolate con una leggera peluria sulla costa centrale nella parte esterna, se si recide la foglia dal gambo centrale ne fuoriesce un liquido lattiginoso simile al latte, questa è una caratteristica per tutti tipi di lattuga.
  • Luppolo (Humulus lupulus). Il luppolo è stato usato sin dal medioevo per schiarire, conservare ed insaporire la birra, in passato imbottivano i cuscini con il luppolo ed erano consigliati per vincere la tensione nervosa.
  • Ortica (Urtica dioica). Anticamente veniva usata per ricavarne tessuti, cibo e medicinali, le ossa di un danese dell’età del bronzo sono state trovate avvolte in un tessuto fatto di fusti di ortica.
  • Erba medica (Medicago sativa). L’erba medica ha la rara capacità di fissare l’azoto, oltre ad arricchire il suolo è anche un foraggio di alta qualità dato che i suoi semi e germogli sono ricchi di vitamine e proteine.
  • Dente di leone (Taraxacum officinale). Un tempo le bevande ed i brodi ottenuti con il tarassaco erano consigliati per una gran varietà di mali. Le foglie hanno un alto contenuto di vitamine A e C.
  • Piattello (Hypochoeris radicata). Il suo nome hypochoeris deriva da due parole greche hypo che significa “sotto” e choiros “maiale” perché si diceva che i maiali ne apprezzavano le radici.